Dossier Statistico 2013. Dalle discriminazioni ai diritti

Rapporto pubblicato da Centro Studi e Ricerche Idos/UNAR e presentato il 13 novembre 2013 a Roma 

Scheda di sintesi

Dalla relazione di Franco Pittau, coordinatore Centro Studi e Ricerche IDOS/Immigrazione Dossier Statistico: 23 anni fa, nel 1991, il Rapporto Immigrazione Dossier Statistico, un opuscolo di poco più  di 100 pagine dedicate all’area romano-laziale, veniva presentato in una piccola sala del Centro  d’ascolto Caritas per stranieri. Col tempo, sono aumentate le pagine, le presentazioni sono diventate  numerose e affollate e, da quest’anno, lo studio viene svolto per conto dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali: a realizzarlo è il Centro Studi e Ricerche IDOS, la cooperativa dei redattori del Dossier il cui acronimo riprende il titolo del Rapporto. Questa evoluzione recepisce una delle grandi intuizioni di mons. Luigi Di Liegro, il direttore della Caritas di Roma che avallò l’ipotesi di questo sussidio da me stesso proposta. Secondo il modo di vedere di questo sacerdote, il mondo sociale e pastorale è chiamato a svolgere un ruolo di antenna sensibile per individuare le piste operative da seguire e rispondere così, con concretezza, alle esigenze della società; tuttavia, il cammino avviato con i mezzi propri deve essere continuato insieme alle strutture pubbliche, tenute a dare una risposta a queste esigenze. Pertanto, a partire da quest’anno, la nuova configurazione del Dossier porta a compimento questo disegno originario.  Non si tratta, però, solo di un cambio di committente. Lo slogan del Dossier 2013, “Dalle discriminazioni ai diritti”, propone un programma impegnativo nell’attuale fase della storia dell’immigrazione in Italia. Dalla metà degli anni ’70, nei quali convenzionalmente si colloca l’inizio dell’immigrazione nel paese, sono passati quarant’anni, che però non si sono rivelati sufficienti per creare una mentalità condivisa e pervenire a quel minimo comune denominatore, che in altri paesi costituisce la base ispiratrice delle decisioni a livello legislativo, politico, culturale e sociale nei confronti degli immigrati. Da noi si è assistito solo a un consistente aumento delle presenze straniere sotto la spinta della loro funzionalità, ma con una forte contrapposizione per quanto riguarda il loro inserimento, lasciando prevalere di fatto un’integrazione subordinata e subalterna al posto di una piena parità. Il motto “Dalle discriminazioni ai diritti” sottolinea la direzione da seguire, non perché costretti dal diritto comunitario e dalle sentenze dei giudici, ma perché spinti dalla consapevolezza che ciò risponde all’interesse di un paese coeso, che non può lasciare ai margini una quota di popolazione così importante.